di ALBERTO LAZZARINI
Il Resto del Carlino del 10/11/2007 ed. FERRARA p. IX
di ALBERTO LAZZARINI
«IL MIO È UN GRIDO di allarme: cosa fai, Ferrara, per i tuoi ragazzi?». Toni preoccupati, analisi realistica ma anche proposte articolate sono stati alla base della relazione che l'arcivescovo Paolo Rabitti ha tenuto l'altra sera ai soci dei cinque club Rotary della provincia che lo avevano invitato a trattare lo scottante tema dell'universo-giovani. Preceduto dagli interventi dell'assistente del governatore Luca Scanavini e del presidente del club di Ferrara Riccardo Maiarelli, il capo della Diocesi ha messo a fuoco la non facile situazione nella quale versa, anche nella nostra area, la popolazione giovanile. L'analisi di Rabitti è partita da lontano, più precisamente dal '68 «quando i valori-cardine della società sono stati stravolti» tanto che oggi - ha rilevato - si fatica ad individuare la figura dell'educatore mentre nella società furoreggia il permissivismo e i giovani «non hanno consapevolezza critica; e poi: di chi possono fidarsi?» E' insomma diffusa una evidente debolezza che emerge anche nel matrimonio quando «alle prime difficoltà si getta la spugna». Nubi infine anche sul cielo della scuola che invece di essere una «comunità di vita» settorizza troppo l'insegnamento: «E i docenti più avveduti sono molto preoccupati». Di qui «La scarsa tenuta culturale dei giovani che spesso giudicano «insopportabile l'astrazione mentre il tutto viene soppiantato da una sorta di stamperia delle immagini».
La Chiesa, intanto, sconta i propri problemi: i sacerdoti sono troppo anziani e molti oratori hanno ormai chiuso. Così i giovani appaiono sempre più soli, anzi isolati e privi di guide. Che fare, allora? L'arcivescovo punta e spera su «un nuovo umanesimo». «Il mondo che ci circonda -dice Rabitti - le istituzioni, dovrebbero davvero comprendere che l'educazione è la prima delle emergenze della società Occidentale». La Chiesa, comunque, pur fra mille difficoltà, fa la sua parte e anche nel Ferrarese si impegna a fondo, come testimoniano i tremila ragazzi che frequentano i diversi livelli scolastici. Insomma, l'obiettivo è quello di «dare dei valori autentici ai ragazzi, proprio come faceva don Milani».
Questa mattina quando ho letto questo articolo, non nascondo che mi sono sentito colpito. Per tanti motivi.
Io sono un figlio del'68 e vi ho partecipato attivamente. In quell'epoca ero studente dell'ITIS di Ferrara.
Il mio modo di confrontarmi con i giovani è frutto proprio delle esperienze acquisite nel movimento del '68. In quell'epoca io e molti del rione eravamo attivi in parrocchia e prima eravamo gli studenti poi i professori. Nel mentre nacque anche la contrada, o meglio con l'intervento dei miei coetanei si rinforzò. Ora a distanza praticamente di 40 anni, in tutti i settori e associazioni cittadine, di qualsiasi bandiera politica e religiosa, di acqua sotto i ponti ne è passata. Noi abbiamo vissuto, sia come giovani cittadini, che come contradaioli momenti di gioia e momenti di dolore. Non legati espressamente alla vita di contrada, ma alla vita di tutti i giorni. Nessuno può scordare i terribili anni ottanta, quando tanti giovani si dedicarono all'uso della droga. Alcuni di questi erano nostri contradaioli e da tanto tempo riposano in pace.
Si parla che il ruolo di allora, deputato alla formazione dei giovani era l'oratorio, è vero, chi scrive per almeno trentanni della sua vita vi ha passato i momenti giornalieri migliori. Lì si imparava di tutto, sopratutto a "sgagiarsi". Partite interminabili di calcio e ping pong, poi di Basket e pallavolo, e anche momenti di riflessione anche religiose. In poche parole non ci mancava nulla, Sopratutto, come ricorda monsignore, non ci mancava l'EDUCAZIONE.
Io non ero presente all'incontro dell'Arcivescovo, e può darsi che abbia accennato anche alla vita delle contrade estensi, o spero che l'abbia fatto. Se non l'ha fatto, lo faccio io. MONSIGNORE CI SONO 8 ISOLE FELICI A FERRARA, dove quanto da Lei richiesto esiste. Come per gli oratori, anche in queste isole c'è più o meno partecipazione, c'è più o meno attività, ma Le assicuro che è messo in pratica quello che Lei richiama.
Per anni abbiamo collaborato attivamente con gli oratori, in simbiosi molte volte perchè il nome era il medesimo, tanto che i cittadini facevano confusione, non conoscevano dove terminava la parrocchia e dove iniziava la CONTRADA.
Si percè Monsignore, da uomo di contrada Le dico che le contrade ferraresi, le 8 contrade ferraresi, i 4 rioni ed i 4 borghi, hanno le carte in regola per dimostrarLe che a Ferrara ci sono dei giovani che crescono con gli ideali e con i comportamenti da Lei citati.
Ed il tutto perchè l'abbiamo imparato dagli oratori delle nostre parrocchie. E se da un lato i parroci invecchiano, Le posso dire che le contrade questo naturale avanzamento temporale lo vivono come un atto costruttivo.
IL SISTEMA CONTRADA, che ammette al suo interno tutto ciò che la società cittadina le propone, si pone come SISTEMA ideale per la crescita dei nostri giovani.
So che Lei è sempre molto impegnato e se avrà la possibilità di leggere queste mie righe si ritenga ufficialmente invitato a passare qualche momento con i nostri giovani.
Servirà anche a concordare con Lei le date di comunioni o cresime delle nostre parrocchie per non dover tutti gli anni lasciare in panchina qualche minisbandieratore o minitamburino, con problemi di asciugatura di fazzoletti.
Con tanta stima
Gabriele Mantovani
Rione Santo Spirito
N.B: Scusi la sgangherata grammatica che uso.
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