Massimo Malaguti nostro stimatissimo contradaiolo è un tecnico del laboratorio. Non troviamo giustificabile la decisione, anche perchè stiamo parlando di salute pubblica. Le riduzioni di costi non debbono andare ad incidere sulla qualità della prestazione. Noi siamo una voce piccola piccola, ma abbiamo ritenuto di dover intervenire, in quanto viene toccata anche la nostra vita sociale di contrada.
Io vicino a quel laboratorio ci sono cresciuto, mio padre ha lavorato per anni vicino a quel laboratorio. Ricordo ancora le visite che facevo agli impianti e rimanevo incantato a vedere i vari trattamenti che riceveva l'acqua del Po per arrivare nelle nostre case potabile.
Conoscevo perfettamente l'ubicazione del 1° rubinetto, e andavo a spillare qualche bicchiere d'acqua buonissima e freschissima.........ci pensavano poi le tubature a rovinarla. Altri tempi....quando si stava peggio forse si stava meglio!
Gabriele Mantovani
figlio di un operaio dipendente dell'acquedotto di Ferrara.
www.estense.com
A settembre la struttura si trasferirà a Forlì. Insorgono Ppf e Rifondazione
Hera chiude il laboratorio di Pontedi Marco Zavagli
Hera ha deciso. Nonostante gli scudi che si levati da due anni a questa parte contro la decisione di chiudere il laboratorio analisi di Pontelagoscuro, la multiutility smantellerà la struttura per trasferirla in Romagna. Nel capoluogo estense dovrebbe rimanere un servizio base di movimentazione a campionamento acque.
Il primo a finire nel calderone delle polemiche è il sindaco Tiziano Tagliani, sul quale punta il dito Valentino Tavolazzi: “tace e sbaglia!”, attacca il consigliere di Progetto per Ferrara. “Aveva dichiarato in campagna elettorale – continua Tavolazzi - che era meglio un controllo in più, lontano dalla centrale di potabilizzazione, che uno in meno vicino. Noi diciamo che è meglio un controllo in più vicino”.
In attesa della chiusura definitiva vi sarà una dismissione progressiva dei servizi: l’8 agosto lo stop alle analisi batteriologiche, il 24 si fermeranno le analisi delle acque reflue, il 31 quello delle acque potabili, il 7 settembre si avrà la chiusura completa e il trasferimento di attrezzature e impianti a Forlì.
Questo il quadro prospettato ai sindacati in un incontro tenutosi ieri mattina. Un programma mal digerito dalla Cgil, che con Pier Giorgio Baroni si dice “non convinta della bontà del progetto”, anche se “è presto per parlare di mobilitazione”. “Dobbiamo ancora vedere come muoverci – conferma Baroni -; sul punto il sindaco circa un mese fa, durante un seminario sull’argomento, fece l’esempio del laboratorio analisi di cesena che raggruppa tutte le analisi provenienti dalla regione. Non crediamo sia la stessa cosa”.
Al momento non ci sarebbero però ripercussioni a livello occupazionale. Per gli attuali nove dipendenti Hera ha previsto la volontarietà del trasferimento: verrà chiesto agli addetti la disponibilità di trasferirsi in altre strutture fuori provincia. In caso contrario verranno reimpiegati in altre attività a Ferrara.
Una garanzia che non basta però a Ppf, che si chiede: “Chi comanda a Ferrara, Hera o il Comune? Occorre prendere atto che non siamo in grado di incidere sulle scelte strategiche di Hera. Del resto i numeri parlano da soli. Considerando 100 il capitale sociale di Hera, Bologna ha il 20,3%, Modena il 15%, la Romagna il 21%, i privati il 41%, Ferrara il 2,7%. Se contiamo i consiglieri di amministrazione, su 18 Bologna ne ha 6, la Romagna 4, Modena 3, i privati 4, Ferrara 1”.
“Il Piano di Hera 2008-2009 – continua Tavolazzi - prevede l’incremento di 77 milioni (+41%), dei profitti prima delle tasse (ebitda), nel settore ambiente (rifiuti) basato su un aumento delle tariffe del 2,3% e dei volumi 2%. Chi lo ha deciso? Nel settore acqua l’incremento sarà di 33 milioni (+25%), basato su un aumento delle tariffe del 4,5%, che Hera dice di avere già concordato con i Comuni fino al 2012. Ne sanno qualcosa i cittadini? E Tagliani? Chiediamo che il sindaco rinegozi subito i contratti di servizio nell’interesse del Comune e dei cittadini, indica gare per gli affidamenti dei servizi e si attivi subito per vendere le azioni di Hera, soluzione di gran lunga più efficace al fine di ridurre i debiti e sistemare il bilancio comunale”.
Non risparmia critiche nemmeno il Prc, che con Irene Bregola lamenta come “l’amministrazione precedente aveva assunto impegni precisi per la salvaguardia della qualità delle acque, impegni che andavano al di là della naturale scadenza di mandato”. La consigliera ha già pronta una interpellanza mentre alla domanda relativa a quali azioni il suo partito intraprenderà nell’immediato futuro, allarga le braccia: “possiamo solo fare opposizione”.
Ribadisce invece la bontà delle proprie posizioni Tagliani. “Ognuno deve fare il proprio mestiere – afferma il sindaco -; l’amministrazione deve mettere l’azienda Hera nelle condizioni di offrire ai cittadini la possibilità di avere acqua potabile di qualità migliore dell’attuale e a condizioni più vantaggiose”.
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